Il Mercante · n°171 · 5 marzo 2026
Escalation in Medio Oriente
- 🚢 Escalation in Medio Oriente
- 🚢 Chiusura dello stretto, chi ci rimette di più?
- ✈️ Il cargo aereo non sfugge al blocco
Il dato della settimana
10% Si tratta della percentuale della flotta mondiale coinvolta in un ingorgo nello stretto di Hormuz, secondo i dati forniti da Jeremy Nixon, amministratore delegato di Ocean Network Express.
La citazione della settimana
« Le ripercussioni dell’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva azione di ritorsione vedranno un’ulteriore militarizzazione del commercio e infrangeranno le speranze di un ritorno su larga scala del trasporto di container nel Mar Rosso nel 2026 » ha dichiarato il capo analista di Xeneta, Peter Sand
Escalation in Medio Oriente
L’operazione Epic Fury contro l’Iran, lanciata nel weekend da forze statunitensi e israeliane, ha innescato una crisi marittima senza precedenti nella regione del Golfo , con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. La congestione è alle stelle e i tassi volano , mentre l’incertezza globale si fa sempre più stringente. La chiusura dello Stretto di Hormuz avrà ripercussioni su 650.000 teu di traffico container settimanale gestito nei porti del Golfo Persico. A questo si aggiungono la riduzione dell’offerta di navi e la carenza di attrezzature per container che possono far aumentare sia le tariffe di trasporto che quelle di noleggio nel breve termine. Intanto, come evidenziato da Linerlytica, i futures cinesi sul trasporto merci sono in forte crescita in seguito alle aspettative di aumenti delle tariffe che potrebbero persistere per tutta l’estate, invertendo la recente debole corsa dopo che l’SCFIS è scivolato al suo settimo calo settimanale consecutivo. I carrier sono corsi ai ripari , a cominciare da MSC, che ha sospeso tutte le prenotazioni sulle spedizioni marittime dirette verso la Regione del Medio Oriente. La mossa riflette la crescente preoccupazione per la sicurezza delle rotte commerciali in un’area nevralgica per i trasporti marittimi internazionali. Ma anche i francesi di CMA CGM hanno espresso preoccupazione per la situazione di crisi e hanno ordinato a tutte le navi all’interno del Golfo di procedere verso un riparo, sospendendo sino a nuovo avviso i transiti da Suez, con reindirizzamento immediato verso il Capo di Buona Speranza. Questo preannuncia tempi di percorrenza più lunghi e affidabilità ridotta, ma tant’è : a mali estremi, estremi rimedi. Non fa eccezione Maersk che ha sospeso i transiti via Suez e ha reindirizzato verso il Capo di Buona Speranza le spedizioni sia lungo le rotte tra India, Medio Oriente e costa orientale statunitense (Middle East Coast Loop) che su quelle che collegano l’India, il Medio Oriente e il Mediterraneo (ME11). Le prenotazioni per il Medio Oriente sono state sospese o sospese senza alcuna chiara indicazione su quando potranno riprendere. Una chiusura prolungata dell’Hormuz comporterebbe una riconfigurazione di questi servizi e si tradurrebbe in una riduzione a breve termine dell’approvvigionamento delle navi e delle attrezzature di carico, nonché in un aumento della congestione nei porti asiatici. Gli occhi del mondo restano puntati sul Medio Oriente.
Chiuso lo stretto, chi paga il pezzo più alto ?
Un crollo dell’81% in un solo giorno per i transiti nello stretto di Hormuz. È quanto sottolinea Lloyd’s List a inizio settimana : praticamente un arresto quasi totale dei passaggi. Non si tratta di una chiusura formale del corridoio marittimo, ma di un blocco di fatto determinato dalle decisioni operative delle compagnie e dal venir meno delle condizioni assicurative . Le conseguenze si riflettono in primo luogo sui porti del Golfo , a partire da Jebel Ali, che rischiano omissioni di scalo e accumuli di container nei terminal. La riduzione delle toccate e l’incertezza sugli arrivi possono generare congestioni a terra e disallineamenti nelle connessioni feeder verso Oman, Qatar e altri Paesi dell’area. Per gli operatori logistici locali aumenta la difficoltà di pianificare ritiri, consegne e gestione dei vuoti. Mentre i big carrier orientano nuovamente i traffici verso il Capo di Buona Speranza, anche le grandi potenze mondiali pagano il prezzo dell’instabilità. Teheran fa leva sulla sua influenza significativa sul traffico marittimo regionale, specialmente sulle esportazioni di energia, cosa che colpisce direttamente gli americani. Gli Stati Uniti risultano infatti tra i Paesi che rischiano di subire i maggiori contraccolpi da una chiusura prolungata della via marittima . Washington mantiene una solida presenza navale nella regione, inclusa la Quinta Flotta con sede in Bahrain, per garantire il libero flusso del commercio. Sebbene gli USA abbiano ridotto la dipendenza dal petrolio del Golfo grazie alla produzione interna, restano oggi fortemente preoccupati per la stabilità dei prezzi mondiali e per le forniture degli alleati. Anche l’Arabia Saudita ha molto da perdere dalla sospensione prolungata dei traffici nella zona . Essendo uno dei maggiori esportatori al mondo di petrolio, la sua economia è estremamente sensibile alle interruzioni a Hormuz. La chiusura dello Stretto colpisce le sue entrate fiscali e complica i piani di riforma economica come Vision 2030. Chiaramente, i grandi consumatori asiatici (Cina, India, Giappone e Corea del Sud) dipendono fortemente da Hormuz per il loro fabbisogno energetico. Quanto all’ Europa , sebbene la sua dipendenza diretta dal mercato asiatico sia minore, si subirebbero gli effetti indiretti tramite shock dei prezzi globali e incertezza economica . Le borse non hanno tardato a subire il contraccolpo cosi’ come il prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza, vola sui mercati. L’allerta è alta, l’incertezza costante.
Il cargo aereo non sfugge al blocco
Il traffico aereo non sfugge alle conseguenze della crisi nel Golfo e la sospensione totale dei voli delle principali compagnie aeree non ha tardato ad arrivare. Emirates ed Etihad Airways hanno sospeso tutte le operazioni e anche Qatar Airways ha sospeso i suoi voli nell’area del Golfo. Cancellazioni o restrizioni mirate arrivano per il Libano, Israele, Dubai o Riyadh. Air France e altre compagnie aeree europee hanno cancellato i voli per Tel Aviv, Beirut, Dubai e Riyadh. Gli analisti di Ovresea osservano una diminuzione del 18% della capacità globale di trasporto aereo di merci rispetto alla scorsa settimana . Queste interruzioni stanno creando una pressione significativa sulla capacità di trasporto aereo di merci, forti vincoli sulla disponibilità, potenziale congestione in hub alternativi e aumenti delle tariffe a breve termine , soprattutto perché è probabile che i costi del carburante aumentino visti i blocchi delle petroliere e delle navi che trasportano gas liquido. Sebbene il traffico aereo Cina-USA e Cina-Europa sia tronato alla normalità dopo la fine del Capodanno cinese, gli analisti si aspettano tempi duri con un’impennata conseguente delle tariffe. 👋 Ci vediamo la prossima settimana, Il Team Il Mercante
Sources
- https://www.xeneta.com/news/us-and-israel-military-strikes-against-iran-shatter-prospects-of-return-of-container-shipping-to-red-sea?mod=djemlogistics_h&utm_campaign=FR+Le+Chargeur+262+-+March+4th+2026+%28from+Arthur%29&utm_content=FR+Le+Chargeur+-+TEMPLATE&utm_source=customer.io
- https://www.portnews.it/caos-medio-oriente-traffico-navale-in-tilt/
- https://www.linerlytica.com/post/market-pulse-2026-week-09/
- https://www.trasportoeuropa.it/notizie/marittimo/la-guerra-in-medio-oriente-ferma-il-10-della-flotta-portacontainer/
- https://www.portnews.it/stretto-di-hormuz-chiuso-chi-ci-perde-di-piu/
- https://www.aircargoitaly.com/la-guerra-iran-usa-israele-sconquassa-il-cargo-aereo-mondiale/