Il Mercante · n°190 · 16 luglio 2026
Il pedaggio fa gola a tutti !
- 🚢 Noli in calo
- ✈️ Battuta di arresto
- 🚢 Prove di pedaggio a Hormuz
Il dato della settimana
+40% È il superamento del portafoglio ordini delle navi portacontainer dell’attuale flotta, raggiungendo un nuovo massimo di 1.712 navi per 13,72 milioni di TEU.
La citazione della settimana
«Non appena il transito a Suez tornerà alla normalità, consentendo alle compagnie di navigazione di riutilizzare rotte più brevi, l’offerta effettiva di stive subirà una brusca impennata» ha dichiarato il Senior Manager di Drewry , Simon Heaney, nell’ultimo report di Container Trade Statistics, che sottolinea come le pesanti turbolenze geopolitiche legate alla crisi del Golfo non abbiano frenato la corsa dello shipping.
Noli in calo
L’i ndice SCFI è calato del 4,3% la scorsa settimana dopo una serie di successivi aumenti delle tariffe durati 10 settimane. Niente di sorprendente per gli analisti. Secondo gli esperti, infatti, si tratta di una conseguenza diretta delle nuove aggiunte di capacità che hanno alleviato in parte la rigidità dello spazio per le navi che ha portato a guadagni spot delle tariffe di oltre il 70% da aprile. Le compagnie non sono riuscite a mantenere gli aumenti dei tassi di inizio luglio, poiché i tassi sono diminuiti in generale. Sebbene i big carrier stiano ancora spingendo per altri due cicli di aumenti delle tariffe, questa settimana e poi il 1° agosto, per ora le tariffe sembrano aver raggiunto il picco, con le limitazioni di spazio che iniziano ad allentarsi con nuove consegne e la capacità evacuata dal Golfo Persico che attenua in parte la rigidità del mercato. La capacità totale ancora inattiva nel Golfo è scesa a soli 30.000 teu, rispetto al picco di 490.000 teu, con solo un traffico in entrata limitato attraverso lo Stretto di Hormuz. Delle poche navi non iraniane che hanno rischiato di entrare nel Golfo, la GFS GALAXY da 6.969 teu è rimasta inabile dopo un attacco missilistico durante il suo viaggio di andata dagli Emirati Arabi Uniti il 12 luglio che ha spinto gli Stati Uniti a dichiarare la fine del cessate il fuoco in Iran. Ma non è tutto sullo scacchiera internazionale. Ci si mette anche il clima con le condizioni meteorologiche avverse che hanno colpito la Cina la scorsa settimana . La conseguenza? Un ingente blocco di navi in attesa di attracco, con oltre 2 milioni di TEU di capacità attualmente in attesa nell’Asia settentrionale , principalmente nei pressi di Shanghai e Ningbo, la cui bonifica richiederà diverse settimane. La quiete è ancora lontana.
AirCargo: battuta di arresto
Nonostante abbia fatto prova di resilienza a più riprese, il cargo aereo non è immune alle tensioni geopolitiche globali. A inizio luglio infatti, i noli medi mondiali del trasporto aereo di merci sono scesi per la seconda settimana consecutiva, complice anche il calo dei prezzi del petrolio, secondo i dati settimanali diffusi da WorldAcd Market Data. La tariffa media mondiale ha ceduto l’1% su base settimanale, scendendo a 3,13 dollari al chilo, dopo il calo del 2% della settimana precedente, sulla base di un mix di tariffe a contratto e tariffe spot. Nello stesso periodo i volumi mondiali hanno segnato una flessione del 2% rispetto alla settimana precedente, dopo il calo dell’1% della settimana ancora precedente. A pesare è soprattutto la festività dell’Independence Day negli Stati Uniti, che ha fatto crollare i volumi nordamericani del 10%, seguiti da un calo del 7% in America centrale e meridionale (Csa), area anch’essa condizionata dalle celebrazioni del vicino settentrionale. La contrazione settimanale del 2% nei volumi mondiali risulta comunque comparabile al calo del 3% registrato nella stessa settimana dello scorso anno. Il peso tassabile complessivo resta invece superiore del 4% su base annua, trainato da un incremento dell’8% dalle origini dell’Asia Pacifico, calcolato su oltre 500mila transazioni settimanali monitorate da WorldAcd. Le tariffe spot medie mondiali sono scese del 2% a 3,62 dollari al chilo nella settimana 27, con flessioni del 4% da Europa e Nord America e cali del 2% dall’Asia Pacifico, dove il valore si è attestato a 5,03 dollari al chilo, e dall’America centrale e meridionale. Su base annua, tuttavia, le tariffe spot restano superiori del 37% a livello globale, con punte del 46% dal Medio Oriente e Asia meridionale (Mesa) e dal Nord America, del 42% dall’Africa e del 37% dall’Asia Pacifico. N elle rotte asiatiche, la tratta Hong Kong-Europa ha segnato un crollo del 12% nei volumi settimanali, il terzo calo consecutivo dopo le flessioni del 7% e del 2% delle due settimane precedenti. La spiegazione risiede nella fine, il 1° luglio, dell’esenzione doganale “de minimis” prevista dall’Unione europea per le merci di valore inferiore a 150 euro, che aveva sostenuto il commercio elettronico transitato su questa rotta. I volumi Hong Kong-Europa sono così tornati ai livelli di fine marzo. La tratta Cina-Europa si è invece mantenuta stabile nella settimana 27, dopo il calo del 6% della settimana precedente, mentre i volumi complessivi Asia Pacifico-Europa hanno perso il 2% nella settimana 27 e il 4% in quella precedente, con le tariffe spot scese in misura analoga fino a 5,09 dollari al chilo. E l’estate è solo all’inizio.
Prove di pedaggio a Hormuz
Non c’è pace per lo stretto di Hormuz con il conflitto ancora esacerbato, con armi e minacce, tra Stati Uniti e Iran. Lo stretto, che sembrava dover restare navigabile liberamente, sembra invece destinato a diventare una vera e propria dogana con una tassa di transito per tutte le navi che lo attraversano. Che una sorta di pedaggio lo facciano già pagare gli iraniani è noto, ma ora anche gli statunitensi ci stanno pensando. Il 13 luglio il presidente Trump ha infatti dichiarato a Fox News prima di avere riattivato il blocco dello stretto per le navi legate all’Iran, poi che gli Stati Uniti ne sarebbero diventati i “guardiani” e infine che avrebbero chiesto un “rimborso” alle navi pari al venti percento del valore del loro carico, cifra ben maggiore dei due milioni di dollari forfettari preteso dall’Iran. Infatti il venti percento significa, per una grande petroliera, un prezzo di circa 32 milioni di dollari. I numeri volano, e l’incertezza resta. Intanto proseguono le attività belliche su entrambi i fronti. Gli Stati Uniti proseguono gli attacchi in territorio iraniano, tra cui uno nel porto di Bandar Abbas, e gli iraniani rispondono con missili su basti statunitensi nei Paesi arabi e su navi in transito “non autorizzate”. La, breve, tregua è già lontana.
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