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Il Mercante · n°137 · 29 maggio 2025

Il ritorno della capacità ?

Il dato della settimana

50% Ossia la soprattassa che Donald Trump ha minacciato di imporre già dall’inizio del mese di giugno all’Unione europea… Dopo una conversazione telefonica con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accettato di rinviare questa misura al 9 luglio per consentire la prosecuzione dei negoziati.

La citazione della settimana

« Non miriamo a produrre scarpe da ginnastica e magliette. » Donald Trump, il 25 maggio, ad alcuni reporter sull’Air Force One, spiegando che l’obiettivo dei dazi doganali era favorire la produzione di beni manufatti complessi, come i carri armati o quella « cosa IA con i computer ».

Impennata dei tassi: fin dove arriverà l’incendio ?

Nel momento in cui scriviamo, i tassi di trasporto marittimo sulla tratta Asia–Stati Uniti salgono fortemente. Sono sospinti da un effetto combinato della ripresa degli scambi sino-americani e da vere e proprie strategie di anticipazione tariffaria. Dall’annuncio di una tregua nella guerra doganale tra Washington e Pechino, i volumi di merci esportati dalla Cina verso gli Stati Uniti sono balzati: entrambe le coste, Est e Ovest, sono inondate di prodotti cinesi. Secondo Linerlytica, oltre 560.000 TEU a settimana sono ormai movimentati verso gli Stati Uniti, contro un minimo di 377.000 TEU di qualche settimana fa. E i tassi spot hanno seguito questo aumento, mentre gli aumenti generali dei tassi decisi la scorsa settimana dovrebbero reggere. E le cifre sono impressionanti: secondo Peter Sand (Xeneta), le compagnie punterebbero a un aumento dei tassi del 60% sulla rotta tra la Cina e la costa Est entro inizio giugno (rispetto ai prezzi annunciati a maggio).

La rapida riattivazione di servizi sospesi e l’arrivo di nuovi attori illustrano la corsa delle compagnie ad accaparrarsi questa domanda inedita. Ma questa dinamica non è priva di conseguenze per l’insieme delle catene logistiche mondiali. I porti europei, già indeboliti da importanti agitazioni sindacali (come ad Anversa, o Le Havre all’inizio dell’anno), conoscono gravi congestioni: fino a 15 giorni di attesa per attraccare in alcuni terminal del Nord Europa. Ma il fenomeno si diffonde: Cina e Stati Uniti cominciano a esserne colpiti. A Shanghai o Ningbo, i tempi di attesa superano frequentemente le 36 ore. A Busan si arriva addirittura a 72 ore! E la situazione non sembra destinata a migliorare, tanto più che si ritrovano gli stessi problemi negli Stati Uniti. Drewry lancia l’allarme su un moltiplicarsi dei ritardi che potrebbero disorganizzare i piani di approvvigionamento allungando al contempo i tempi di consegna. Insomma, le catene logistiche sono sotto pressione.

Queste tensioni non sono limitate alla sola tratta Stati Uniti-Cina. Se i tassi tra l’Asia e l’Europa restano più moderati che sulla rotta transpacifica, un aumento dei tassi FAK è previsto per il 1° giugno. Per Héloïse Roux, Procurement Manager di Ovrsea, una cosa è evidente: « a giugno le navi sono quasi piene e diventa molto difficile ottenere spazio. Se la situazione prosegue, bisogna aspettarsi un secondo aumento dei tassi al 15 giugno. » Una realtà che obbliga dunque ad anticipare le proprie prenotazioni prevedendo preavvisi di 4-5 settimane per assicurarsi spazi a prezzo di mercato.

USA-UE: dal valzer alla danza macabra ?

Dopo la Cina, l’Unione europea? Mentre la situazione sembra distendersi tra la Cina e gli Stati Uniti, il presidente americano ha aperto un nuovo fronte con l’Unione europea. Minacciando gli europei di una soprattassa doganale del 50% già dal 1° giugno, cioè ben prima della data del 9 luglio, ha seminato il panico - e sollevato nuovi interrogativi, prima di tornare sulle proprie dichiarazioni dopo una telefonata molto mediatizzata con Ursula von der Leyen. Questa dichiarazione clamorosa arriva mentre i negoziati commerciali sono in stallo: il deficit commerciale tra gli Stati Uniti e l’UE - che ha raggiunto un record di 40,7 miliardi di euro a marzo 2025 secondo Eurostat - è al centro delle rimostranze espresse da Trump.

L’instabilità degli ultimi mesi ha già ripercussioni concrete sugli scambi transatlantici. Gli esportatori europei avevano ampiamente anticipato le misure protezionistiche, come mostra il balzo del 59% delle esportazioni verso gli Stati Uniti a marzo, per un totale di 71,4 miliardi di euro. Ma potrebbe non fermarsi qui! Lars Jensen, CEO di Vespucci Maritime, sottolinea che la proroga concessa da Donald Trump domenica 25 maggio potrebbe portare a un fenomeno di « frontloading » massiccio dall’Europa verso gli Stati Uniti. Ciò potrebbe esercitare una pressione supplementare sulle catene logistiche, mentre numerosi porti europei - a cominciare da Anversa - sono congestionati e i ritardi si moltiplicano.

Nonostante queste tensioni, l’UE continua a presentarsi come partner ragionevole e a cercare un terreno d’intesa. Ha in particolare proposto maggiori investimenti negli Stati Uniti e acquisti rafforzati di gas naturale liquefatto e semiconduttori. Ma potrebbe non bastare. Come riassume Nathan Sheets (Global Chief Economist di Citigroup), l’Europa resta il partner « più a rischio » negli attuali negoziati commerciali con Washington.

Che atmosfera…

Vuoti d’aria… prima di un nuovo decollo ?

Il settore del cargo aereo continua ad attraversare una zona di forti turbolenze. Abbiamo già ricordato quanto, negli Stati Uniti, l’abolizione della soglia de minimis avesse provocato un crollo delle importazioni aeree provenienti dalla Cina. Secondo Charles Marrale, CEO di ExFreight, questa misura ha già modificato le abitudini di consumo. I clienti preferiscono ormai acquistare a livello locale - in particolare tramite Amazon. Così facendo, riducono i flussi transpacifici. Il calo della domanda comporta quindi una diminuzione delle previsioni di rendimento per il 2025, come indica Andrew Matters, direttore dell’analisi delle politiche pubbliche presso l’International Air Transport Association (IATA). La situazione potrebbe complicarsi ulteriormente perché l’UE valuta misure simili: ad esempio, l’abolizione dell’esenzione IVA sotto i 150 euro o l’introduzione di oneri per il trattamento dei colli. Il Regno Unito potrebbe fare altrettanto… Tutto ciò contribuirebbe necessariamente ad aumentare i costi per i professionisti del settore, in linea con quanto già osservato negli Stati Uniti.

Tuttavia, questo clima di incertezza apre vere e proprie finestre di opportunità - per le compagnie che sapranno coglierle, naturalmente. Per numerosi attori, le cui parole sono state riportate dal Loadstar, una cosa è chiara: la digitalizzazione del mestiere è diventata essenziale per ottimizzare le previsioni e accrescere la resilienza. Da questo punto di vista, le compagnie più avanzate in questa trasformazione potrebbero cavarsela meglio in un mercato in tensione. Sempre in linea con la necessaria agilità che il contesto attuale deve suscitare, Arno Hausch, responsabile cargo aereo di Flexport per la Germania, l’Austria e l’Italia, raccomanda quindi di privilegiare contratti brevi (mensili o trimestrali) per adattarsi meglio alla volatilità tariffaria.

Insomma, come in ogni periodo di transizione, i modelli tradizionali sono in crisi - ma resta possibile inventare nuovi modi per andare avanti.

👋 Alla settimana prossima, Il team di Il Mercante

Fonti

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