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Il Mercante · n°174 · 26 marzo 2026

Cederà, non cederà ?

Visualizzare nel browser L’essenziale in sintesi 🌎 Occhi puntati al 27 marzo

Il dato della settimana

2 milioni di $

È il prezzo da pagare per attraversare lo stretto di Hormuz. Secondo fonti consultate da Bloomberg, l’Iran avrebbe infatti iniziato a lasciar passare le navi non ostili a fronte di un pedaggio. Anche il periodico londinese Lloyd’s List afferma che una portacontainer feeder di proprietà cinese è stata la prima ad attraversare lo stretto a fronte del pedaggio.

La citazione della settimana

« L’instabilità degli ultimi anni ha messo in luce quanto sia fondamentale diversificare il rischio nelle catene di approvvigionamento » ha affermato Silvia Moretto, Ceo di D.B. Group Spa, a commento del Free Trade Agreement India-Europa.

Shipping: tassi ballerini e scarsa visibilità

La situazione resta particolarmente tesa, rendendo difficile avanzare stime e analisi precise. Gli analisti di Ovresea segnalano che, dopo il forte aumento della scorsa settimana, gli indici sembrano stabilizzarsi questa settimana. Il mercato resta tuttavia molto fragile. Le tariffe FAK vengono ora emesse settimanalmente dalle compagnie di navigazione e ci sono discrepanze significative tra i vettori. C’è ancora incertezza riguardo all’applicazione dell’EFS: la sua attuazione dalla Cina sta causando problemi amministrativi. Alcuni vettori lo includono nelle loro tariffe, mentre altri lo applicano come aggiustamenti GRI / PSS/BAF. A seconda della compagnia di navigazione, non è ancora chiaro a quali tipi di contratti (a lungo termine, NAC, FAK, trimestrali) si applicherà questo EFS. Molti vettori stanno ripristinando i collegamenti intra-Golfo e i servizi India-Emirati Arabi Uniti settentrionali/Oman per mantenere il flusso di merci verso la regione del Golfo. Queste si aggiungono alle partenze ad hoc dal Mar Rosso provenienti da Cina e India, che stanno sfruttando la domanda di gateway alternativi per trasportare merci negli stati del Golfo del Medio Oriente . Nonostante le turbolenze in corso, le tariffe di trasporto hanno iniziato ad allentarsi in generale, poiché l’impatto iniziale sulle navi ritardate dalle interruzioni in Medio Oriente è compensato dal ridispiegamento delle navi in eccedenza , spostate dal loro regolare dispiegamento nel Golfo Persico, su nuove rotte per sostituire le navi in ritardo. Le prossime settimane restano difficili da anticipare : logicamente, i volumi dovrebbero diminuire (come è tipico in aprile/maggio), il che potrebbe contribuire alla stabilizzazione o addirittura ad una diminuzione generale dei tassi. Resta da vedere l’impatto della situazione geopolitica su questa tendenza.

Turbolenza per il cargo aereo

Cederà, non cederà ?

Detto, non fatto. La scadenza dell’ultimatum è ora fissata al 27 marzo . In contropiede, come spesso accade, il presidente americano ha sparigliato le carte e revocato la minaccia imminente dell’annientamento della rete elettrica dell’Iran se quest’ultimo non avesse autorizzato i transiti nello stretto di Hormuz. Lunedi, Donald Trump ha concesso una proroga di 5 giorni. Va detto che oltre il 20% della produzione mondiale di petrolio transita attraverso questo scorcio strategico. E i prezzi del greggio sono esplosi nelle ultime settimane, proprio come il conflitto in corso. ll motivo del rinvio ? Donald Trump ha riferito di “discussioni molto positive in vista di una cessazione delle ostilità con l’Iran”, che ha però subito smentito, secondo i mezzi d’informazione locali. Né gli Stati Uniti né l’Iran avevano infatti accennato pubblicamente a negoziati in corso. Come interpretare allora il cambio repentino ? Secondo l’agenzia l’agenzia Mehr, Trump avrebbe fatto le sue dichiarazioni “per far scendere i prezzi dell’energia”. Certo non è un caso che subito dopo l’annuncio i prezzi del petrolio siano diminuiti di più del 10 per cento, mentre le principali borse europee sono tornate in positivo. Poco prima della marcia indietro di Trump, inoltre, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) aveva avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe causare la più grave crisi energetica globale degli ultimi decenni. Secondo il direttore della Iea, Fatih Birol, il mondo ha perso “undici milioni di barili di petrolio al giorno, cioè più delle due principali crisi petrolifere degli anni settanta messe insieme”. Birol ha precisato anche che gli attacchi iraniani hanno danneggiato almeno quaranta infrastrutture energetiche in nove paesi. Poche ora prima della revoca dell’ultimatum statunitense, la Cina aveva messo in guardia dai rischi che la situazione in Medio Oriente potesse diventare “incontrollabile”, mentre Mosca aveva chiesto “una cessazione immediata delle ostilità e una soluzione politica”. Tutti gli occhi sono puntati sulla scadenza del 27 marzo.

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