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Il Mercante · n°191 · 23 luglio 2026

Polveriera Ormuz

Il dato della settimana

85 dollari

È la soglia di prezzo del Brent al barile superata a metà luglio 2026. “Siamo di fronte a un ritorno della volatilità dei prezzi di petrolio e gasolio ”. Lo afferma l’ultimo aggiornamento sui prezzi dei carburanti pubblicato il 17 luglio dall’Ira, aggiungendo che ciò avviene proprio mentre le misure di sostegno pubblico introdotte dai Governi europei arrivano a scadenza.

La citazione della settimana

«Pagheranno molte volte per ogni soldato ucciso» ha dichiarato Donald Trump dopo gli ultimi attacchi iraniani.

La tensione in Medio Oriente spinge le navi verso Suez

Il rinnovato conflitto militare nel Golfo Persico ha mantenuto chiuso lo Stretto di Hormuz la scorsa settimana, ma Maersk e CMA CGM hanno continuato a inviare le loro navi attraverso il Mar Rosso nonostante l’aumento del rischio di attacchi Houthi. Anche la Gemini Cooperation, con Maersk e Hapag-Lloyd mano nella mano, ha ripreso il transito attraverso il Canale di Suez, dopo mesi di deviazione lungo la rotta del Capo di Buona Speranza. La decisione, resa nota il 6 luglio 2026 dalle due compagnie, segue una valutazione congiunta della situazione di sicurezza nel Mar Rosso ed entra in vigore con la partenza della portacontainer Majestic Maersk, prima nave a percorrere la rotazione aggiornata. Il servizio collega Asia, Mediterraneo ed Europa toccando gli scali di Qingdao, Kwangyang, Ningbo, Tanjung Pelepas, Port Said, Damietta, Colombo e Singapore: la rotazione resta quindi invariata negli scali coperti, mentre cambia il percorso tra Asia ed Europa, che torna a passare per il Mar Rosso invece di circumnavigare l’Africa. Nella nota diffusa il 6 luglio, Maersk ha definito la rotta di Suez la connessione più rapida, sostenibile ed efficiente tra Asia ed Europa, indicando che il cambiamento permetterà tempi di transito più contenuti per la clientela. Hapag-Lloyd ha inquadrato la scelta come un passo verso un ritorno graduale al corridoio di Suez, subordinato al mantenimento della stabilità nell’area e senza escalation dei conflitti nella regione. Le stesse fonti precisano però che non sono al momento previsti cambiamenti per gli altri servizi Gemini, e che un ritorno strutturale dell’intera rete East-West al corridoio di Suez non è ancora in discussione. Sebbene nel Golfo Persico rimangano inattive solo 24 navi portacontainer con una capacità totale di 69.000 teu, vi è un numero crescente di navi iraniane bloccate in vari ancoraggi asiatici che sono state aggiunte alla flotta inattiva. Le crescenti tensioni stanno dando ai futures sulle tariffe di trasporto dei container un rinnovato impulso poiché i prezzi del carburante bunker sono aumentati del 20% nelle ultime 2 settimane. L’SCFIS sulle rotte del Nord Europa e della costa occidentale degli Stati Uniti ha registrato una ripresa il 20 luglio, sfidando il calo del 3,3% registrato venerdì scorso dall’SCFIS. Globalmente, la capacità rimane limitata, con una domanda aggiuntiva di caricatori sia sulla costa occidentale dell’Asia-Europa che su quella degli Stati Uniti ancora intatta, nonostante la recente correzione delle tariffe spot per il trasporto merci. La congestione portuale in tutta l’Asia orientale rimane elevata poiché le navi ritardate dal tifone Bavi la scorsa settimana vengono ancora sgomberate anche se i nuovi arrivi comportano un ulteriore raggruppamento di navi. Le tariffe di noleggio continuano a salire e si prevede che la domanda di navi rimarrà stabile fino alla fine dell’anno.

Polveriera Ormuz

Non si placa la tensione in Medio Oriente. Tra l’escalation di attacchi USA-Iran con lo stretto di Ormuz che resta impraticabile e la tensione che si riaccende nel Mar Rosso , le rotte mondiali sono sotto stress. E la tensione non resta solo sul traffico marittimo, ma si estende con il fermo del traffico aereo commerciale sul Golfo, compreso quello degli aerei cargo. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (Easa) ha pubblicato il 14 luglio un nuovo bollettino sulle zone di conflitto che raccomanda di evitare, a qualsiasi quota, lo spazio aereo di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Golfo di Oman, in vigore fino al 29 luglio salvo revisioni anticipate. Gli scali di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Kuwait City restano formalmente operativi per decisione delle Autorità locali, ma le compagnie europee sono costrette a evitare quei corridoi, allungando i tempi di volo, aumentando i consumi di carburante e riducendo la capacità disponibile per merci e passeggeri sugli stessi aeromobili. Un precedente citato dall’Easa, relativo alle prime settimane della crisi avviata a fine febbraio, aveva già mostrato un crollo del 59% dei collegamenti tra Europa e Medio Oriente, con circa 1.200 voli giornalieri in meno. Le restrizioni si sono tradotte in fermi per diversi vettori cargo internazionali. Cargolux ha sospeso tutti gli scali in Medio Oriente a eccezione di Muscat, in Oman. Martinair, la divisione cargo di Klm, ha interrotto i collegamenti verso l’aeroporto Dwc di Dubai e bloccato l’accettazione di nuove prenotazioni, mentre China Cargo ha fermato le operazioni su Abu Dhabi, Dubai e Riyadh. Le sospensioni più lunghe riguardano il gruppo Cathay, che ha esteso il fermo dei voli merci verso Dubai e Riyadh fino al 31 agosto, e Lufthansa Cargo, con le cancellazioni prorogate fino a ottobre su Dubai, Dammam, Riyadh e Teheran. Turkish Cargo ha invece scelto per una riduzione, non una sospensione totale, cancellando parte dei collegamenti su Bahrein, Kuwait, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman.

AirCargo, battuta d’arresto

Il riaccendersi del conflitto in Medio Oriente pesa anche sul cargo aereo con un impatto non da poco su tariffe, domanda e capacità disponibile. Xeneta ha infatti ritenuto opportuno di rivedere le previsioni per il settore del cargo aereo diffuse a inizio anno , aggiornando il suo Air Freight Outlook 2026. Se la domanda è comunque attesa in crescita del 2%-3% – e anzi, ora gli analisti stimano che l’anno si chiuderà nella parte più alta della forchetta -, la crescita della capacità sarà invece più contenuta, attestandosi sul +2%-3% anziché sul 3%-4% come indicato inizialmente. Nella prima metà dell’anno, aggiunge inoltre Xeneta, la guerra ha sottratto improvvisamente il 12% della capacità globale di trasporto aereo merci, portando la stiva disponibile ad attestarsi ora a un +1% rispetto alla prima metà del 2025. “La domanda – ha commentato Niall van de Wouw, Chief Airfreight Officer della società – continua a sfidare ogni previsione. Nonostante tutto ciò che il mercato ha dovuto affrontare, i volumi trasportati sono ancora superiori a quelli dello scorso anno: il motore continua a funzionare ed è un risultato notevole”. Il settore, ha aggiunto l’analista, deve però ora “aspettarsi un rallentamento della crescita della domanda nella seconda metà dell’anno, mentre l’offerta continua il recupero dopo la perturbazione causata dal conflitto in Medio Oriente”, con un progressivo riequilibrio tra le due. Su questo sfondo, Xeneta ha anche aggiornato le sue previsioni rispetto ai noli fissati nei contratti di lungo periodo: non più in calo del 5%-10% nel 2026, ma in aumento del 5%-15% in conseguenza del conflitto. Anche le rilevazioni settimanali diffuse il 18 luglio da WorldAcd Market Data confermano questo trend. Sulla rotta verso gli Stati Uniti, l’indice segnala che i volumi da Taiwan sono calati dell’11% nella settimana 28, mentre il dato più marcato in termini percentuali arriva dal Vietnam, con un -17%. Flessioni settimanali si registrano anche da Malaysia (-7%), Indonesia (-7%) e Cina (-5%), per un calo complessivo dell’Asia-Pacifico verso gli Stati Uniti del 5%. Su base annua, tuttavia, i volumi restano superiori dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2025, con incrementi diffusi da quasi tutti i Paesi dell’area a eccezione di Taiwan (-15%) e Hong Kong (-3%). Sul fronte tariffario, i noli medi mondiali - calcolati su un mix di tariffe a contratto e tariffe spot - hanno segnato nella settimana 28 la terza flessione settimanale consecutiva, con un calo del 3% : il dato resta comunque superiore del 24% rispetto a un anno fa. Il nolo spot medio mondiale è sceso a sua volta del 3% settimanale, con un incremento del 32% su base annua. Le flessioni settimanali più marcate dei noli spot si sono registrate dall’Africa (-8%), da Mesa (-4%) e dall’Europa (-4%), mentre l’Asia-Pacifico ha limitato il calo al 2%. In controtendenza il Nord America, dove i noli sono saliti del 3% nella settimana successiva al 4 luglio, festa dell’Indipendenza statunitense. Tra guerra e meteo, con il tifone Bavi, il settore stringe i denti.

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